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Banda larga ultraveloce in Italia: a che punto siamo?

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Tags: FibraOtticaRetiFisse


Introduzione
Le rilevazioni della commissione europea per il 2013/2014 mostrano come l’Italia sia ancora un paese poco informatizzato rispetto alla media europea e questo a causa sia dell’arretratezza dell’infrastruttura fisica che collega il paese, sia del poco utilizzo di Internet da parte degli italiani, che ancora soffrono di Digital Divide: solo il 56% ne fa un uso regolare mentre il 34% non l’ha mai utilizzato.
Altri indicatori fondamentali nei quali il bel paese è carente riguardano l’utilizzo di servizi di e-commerce (20% vs 47% di EU 28) e l’accesso a servizi pubblici informatizzati (20% vs 40% EU28).

Stato delle infrastrutture
Solo il 71% delle abitazioni italiane è collegato alla banda larga di base contro una media europea del 79%,; seppur non lontano dall’obiettivo il nostro paese si colloca al 21esimo posto nel ranking (su 28, dati 2014).
La banda larga di base considera tutte le connessioni delle tipologie DSL, Fisse Cablate (cavo, fibra, Ethernet, PLC), Fisse wireless (satellite, WiFi, WiMax) e mobile wireless (3G/UMTS) che raggiungono una velocità di almeno 2Mbps.



Discorso diverso invece per la copertura sulle tecnologie NGA, utilizzate per l’accesso ultra-veloce alla rete, e dove l’Italia si presenta in colpevole ritardo: come si può vedere dalla figura sotto (fig 2), il nostro paese è fanalino di coda con una copertura solamente del 21% del territorio, contro una media europea del 62% (dati 2013). Queste tecnologie includono FTTH, FTTB, Cable Docsis 3.0 e VDSL e garantiscono una velocità minima di almeno 30 Mbps.


Perché la banda larga?
La domanda di mercato per un maggiore accesso di banda è in costante aumento e non può essere ignorata, pena la caduta dell’Italia in un limbo tecnologico che andrebbe a svantaggiare ulteriormente il nostro paese nei confronti delle grandi economie mondiali. Questo perché:

  • Gli utenti utilizzano sempre di più servizi di streaming multimediali.
  • Il numero degli utenti è in costante aumento.
  • Sono aumentati i dispositivi sempre connessi a Internet (Internet of Things) e capaci di comunicare in automatico con altri dispositivi (Machine-to-Machine Networks).
  • E’ aumentata la richiesta a livello aziendale per un’infrastruttura affidabile a sostegno del lavoro collaborativo a distanza (Cloud Services, Video conferenze, etc.) e per la trasmissione di dati criptati (Web Security).

I motivi dell’arretratezza
Ci sono tre fattori che possono spiegare l’attuale ritardo del nostro paese ad allinearsi con le richieste europee sulla banda larga:

  1. L’abbondanza di città storiche che impongono un costo più alto per l’installazione – per preservare l’aspetto paesaggistico.
  2. La distribuzione frammentata degli abitanti sul territorio che pone delle difficoltà -in primis economiche- a collegare tutti gli utenti. Il costo di copertura per abitante è più alto in Italia piuttosto che in Francia o Spagna, dove la maggior parte delle persone sono concentrate in grandi agglomerati urbani.
  3. Il buono stato di salute delle infrastrutture in rame attuali che permette ai gestori di telefonia di essere ancora competitivi su buone velocità.

Gli obiettivi fissati dall’agenda europea
Per colmare questo gap, nel 2010 l’Italia si è impegnata nel perseguire i tre macro-obiettivi dettati dell’agenda digitale europea, con scadenze nel 2013 e 2020.

  • Obiettivo 1 (entro 2013): copertura totale del territorio con un’infrastruttura adatta a sostenere una banda larga di base. Raggiunto, con disservizi solo in poche aree remote rurali.
  • Obiettivo 2 (entro il 2020): copertura del 100% del territorio con un’infrastruttura di rete ad almeno 30 Mbps.
  • Obiettivo 3 (entro il 2020): almeno il 50% della popolazione abbonato ad un servizio a banda larga ultra-veloce in grado di raggiungere i 100 Mbps.

Che cosa è stato fatto finora
Nel Novembre 2013 il governo ha nominato un commissario speciale – per l’attuazione dell’agenda digitale – che ha così costituito un board di esperti internazionali per fare un’analisi dei piani d’investimento dei principali gestori di telecomunicazioni, mantenendo in parallelo un dialogo con il Ministero dello Sviluppo Economico – comunicazioni e l’AGCOM.
L’analisi ha confermato la fattibilità economica del progetto, anche a fronte dell’interesse mostrato dai principali gestori di telefonia, ma ha messo anche in luce 4 principali problematiche:

  • L’architettura di rete (FTTCab) prevede un livello tale di coordinamento tra i gestori che si potrebbe andare incontro a ritardi.
  • Tutti gli operatori sono in questo momento dipendenti dai piani dell’operatore dominante che detiene la proprietà dell’infrastruttura.
  • I piani presentati dai gestori coprono nel dettaglio le azioni fino al 2016/2017 in cui dovrebbe raggiungersi una copertura del 50% delle linee.
  • Nessuno dei piani di rete analizzati prevede esplicitamente il raggiungimento dei 100Mbps.

Inizialmente si è pensato di coprire il territorio con la tecnologia FTTCab -che porta la banda ultraveloce fino al cabinato, lasciando quindi il cosiddetto “ultimo miglio” inalterato- ma l’esigenza di avere parte dell’infrastruttura a 100 Mbps (terzo obiettivo agenda digitale) ha convinto le parti a utilizzare  la tecnologia FTTH che copre invece il cablaggio fino all’abitazione.
A questo proposito è stata scelta la Metroweb, società detenuta dal fondo F2i per le infrastrutture, come principale fornitore dei servizi di cablaggio.

Nell’agosto 2014 il piano “Sblocca Italia” ha introdotto agevolazioni fiscali per gli operatori che decidono di investire nelle cosiddette “aree a fallimento di mercato”, quelle che appunto riguardano l’installazione di una rete a 100 Mbps, nel tentativo di promuovere questa soluzione. In aggiunta sono state anche introdotte alcune modifiche/agevolazioni per quanto riguarda la messa in opera delle infrastrutture.

Il progetto negli ultimi mesi ha subito un brusco arresto: dopo diversi incontri le parti coinvolte nel progetto (governo e principali gestori) non hanno ancora risolto il nodo governance giungendo ad un punto di stallo. Questo a causa della divergenza di opinioni tra il principale gestore Telecom -che forte della sua posizione punta ad acquisire il 51% di Metroweb- e il governo, che caldeggia invece una soluzione di condominio (anche attraverso la creazione di una nuova Newco) nella quale tutti gli operatori possano avere accesso all’infrastruttura a pari condizioni.

Ultimissimi aggiornamenti dal sole24h parlano di una proposta fatta dal governo al principale gestore, -che sarebbe quindi scelto come unico partner- richiedendo però in cambio forti garanzie sulle tempistiche e sulle condizioni di realizzazione. L’ad di Metroweb, Alberto Trondoli, ha tuttavia dichiarato a riguardo che la trattativa è ancora in corso e nulla è stata predefinito.
Finite le ultime interrogazioni a breve sarà reso noto il documento finale sulla “Strategia italiana per la banda ultralarga”, come finirà?

Fonti




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